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Afragola. La canzone su Sant’Antonio di E.A.Mario

La devozione a Sant’Antonio di Afragola è impregnata degli umori e delle sensazioni della gente di Napoli, ancora oggi, durante la lunga notte del 13 giugno, in migliaia raggiungono il Santuario provenienti dalla città partenopea e, in molti, percorrendo a piedi il tragitto. Questo sentimento di appartenenza al Santo venerato ad Afragola assunse, ad inizio ‘900, una dimensione ultra-nazionale e anche due famosi compositori se ne interessarono. La canzone intitolata “Sant’Antonio d’Afragola” è in vernacolo napoletano, ed è stata scritta da Pasqualotto (pseudomino di Gaetano Esposito) e musicata da E. A. Mario (pseudonimo di Giovanni Gaeta). La canzone, conservata presso la Sezione Lucchesi-Palli della Biblioteca Nazionale di Napoli, si trova nella raccolta Piedigrotta 1923, nella quale il poeta E. A. Mario riportò tutti i lavori a cui aveva collaborato scrivendo testo o musica. La Canzone è un testo allegro, una “figliola” si rivolge al Santo di Afragola per ricordargli che è sola e, nel chiedergli di essere esaudita in amore, gli rivolge tenere parole e allo stesso tempo avanza le sue richieste, chiede al Santo un ragazzo aggraziato, coraggioso, bello e spavaldo, gli dice: “Santu bello munacone, trovammillo a nu guaglione: nu guaglione aggraziato guappo bello e ammartenato…”, la ragazza consapevole che sta chiedendo una grazia a un Santo generoso ma anche altruista non volendo contrariarlo gli ricorda: “Mannammillo ca nun tene nnammurata ca ’o vò bene;”. Entrambi gli autori, sono leggende della canzone napoletana, hanno collaborato a molte canzoni napoletane di inizio ‘900, Esposito come scrittore e E.A.Mario come autore della musica sono ricordati anche per aver dedicato, nel 1924, la canzone “Mamma sfortunata” alla triste vicenda di Sacco e Vanzetti.

Foto del maestro E.A.Mario
Foto del maestro E.A.Mario

E. A. Mario, poeta, musicista, editore e all’occorrenza anche cantante, il cui vero nome era Giovanni Gaeta, nacque a Napoli, il 5 maggio del 1884, nel popoloso quartiere Vicaria. Le condizioni precarie della famiglia, sembravano precludergli gli studi. Nonostante, però, egli lavorasse come garzone nella bottega del padre, riuscì a prendersi la licenza elementare, ma dovette arrendersi, per mancanza di fondi, alla frequenza dell’Istituto nautico. All’età di 15 anni, Giovannino lasciò la bottega paterna e s’impegnò come postino in un Ufficio Postale di Piazza Garibaldi. Segretamente cominciava a strimpellare e a scrivere versi, accompagnandosi alla chitarra, dettando le note a un musicista. Nel 1904, Giovanni, appena ventenne, incontrò nell’Ufficio postale presso il quale lavorava, il musicista Raffaele Segrè al quale tentò di consegnare una lirica, che il M° Segrè non apprezzò. Il giorno dopo gli consegnò i versi di “Cara Mammà” e il M° Segrè entusiasta la musicò e pubblicò. Giovanni Gaeta non volle però firmarla col suo nome e scelse lo pseudonimo di E. (iniziale di Ermes come si firmava al giornale), A. (iniziale di Alessandro Sacheri, redattore capo del suo giornale “il Lavoro”) e Mario (nome di una scrittrice polacca che dirigeva il giornale “Il Ventesimo” Maria Clinazovitz). Dopo alcune canzoni musicate da altri, E. A. Mario decise di musicarle in proprio, nacquero cosi: Maggio; sì tu; Funtana all’ombra; Io e ‘na chitarra e ‘a luna, cinematografo; comme se canta a napule; o vascio; presentimento; serenata smargiassa; priggiuniero e guerra.

E.A.Mario è conosciuto in tutto il mondo per la canzone: “Santa Lucia Lontana” composta nel 1919 e portata al successo da Beniamino Gigli, Elvis Presley, Josè Carreras, Luciano Pavarotti e ultimamente da Andrea Bocelli.

Ve la riproponiamo di seguito nella versione cantata da Jose Carreras, Luciano Pavarotti e Placido Domingo: 

 Ci ha anche regalato “Canzone Appassiunta”, una bellissima canzone d’amore, che vi riproponiamo nella versione cantata da Mina:

e duie paravise” nella versione cantata da Sergio Bruni:

Tammurriata nera”, nella versione di Renato Carosone:

Al grande pubblico nazionale E.A.Mario regalò La Leggenda del Piave, conosciuta come “il 24 maggio”, considerata uno degli Inni della nazione italiana. La leggenda del Piave fu scritta durante la Prima Guerra Mondiale, quando l’artista, da poco impiegato, era addetto alle tradotte postali, nella zona delle operazioni militari. Ve la proponiamo di seguito:

E.A.Mario non ottenne mai fama e ricchezza e rimase per tutta la vita un modesto impiegato postale, fiero di ”rimanere tra il popolo”.

Vi salutiamo pubblicando, di seguito, la canzone Sant’Antonio di Afragola, incisa negli studi di New York e cantata dal soprano Anna Marinella:

G.R.