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Sant’Antonio di Afragola a New York

Questa che racconto è la storia della grande emigrazione, che ebbe il suo più importante movimento tra il 1876 e il 1915. Generata dalla diffusa povertà di vaste aree d’Italia, in cerca di un riscatto sociale, ebbe come destinazione le nazioni delle Americhe, in particolare l’Argentina, il Brasile e gli Stati Uniti, paesi che avevano grandi estensioni di terre non sfruttate ed erano alla ricerca di manodopera (in queste tre nazioni vivono, attualmente, 65 milioni di discendenti di emigranti italiani). Nel 1900 la popolazione italiana era di circa 33 milioni eppure, nel primo periodo migratorio, partirono dall’Italia circa 14 milioni di persone, con una punta massima nel 1913 con oltre 870mila partenze. Anche la Campania fu interessata da questo fenomeno, alcuni piccoli centri, nell’arco di dieci anni, videro dimezzarsi la propria popolazione, come accadde a Padula (Sa). I molti emigranti campani si diressero negli Stati Uniti d’America, dove ci sono oltre 17 milioni di oriundi italiani (che rappresentano il 6% della popolazione totale). Questi connazionali, lasciando la loro casa, la loro patria, portarono con sé le immagini sacre alle quali erano maggiormente legati, e tra queste quella di Sant’Antonio venerata ad Afragola. Va ricordato, ad esempio, che la Serva di Dio Antonietta Giugliano, nacque a New York, l’11 luglio del 1909, da genitori originari di Afragola, e rientrò in Italia, all’età di cinque anni, a seguito della morte della madre (per maggiori info vi rimandiamo all’agiografia a lei dedicata: http://lavocedelsanto.altervista.org/antoniettagiugliano ).

sant'antonioafragolaanewyorkAncora una volta, con la diffusione in rete della Pagina Facebook Sant’Antonio di Afragola – la Voce del Santo, sono riuscito a ritrovare una statua del Taumaturgo di Afragola e ricostruire, in tal maniera, la devozione degli emigranti italiani in America. Nella Decima South Street del quartiere Mount Vernon di New York è situata una bella Parrocchia dedicata a Nostra Signora del Monte Carmelo. Questa Chiesa fu costruita, nel 1897, dai primi emigranti italiani, che volevano realizzare una casa comune nella quale potersi riconoscere fratelli nelle devozioni, abbellirono il luogo di culto con immagini e statue dei santi che veneravano in Italia e dedicarono la cappella a sinistra dell’abside a Sant’Antonio di Padova, intronizzandovi un’antica e bella riproduzione di Sant’Antonio di Afragola. Come dimostrano i tanti lumini accesi ai suoi piedi l’effige gode della venerazione dei fedeli del rione e della città di New York.

La storia è bella quanto triste perché, a distanza di 120 anni, il 1 agosto del 2015, la Parrocchia sarà chiusa e Sant’Antonio per salvarsi dall’incuria, probabilmente, sarà preso in consegna dagli ultimi discendenti di chi volle venerarlo anche in America. Il Cardinale Timothy Michael Dolan, Arcivescovo di New York, ha deciso di procedere alla fusione di 112 parrocchie costituendone “solo” 55 nuove, saranno chiuse più della metà delle parrocchie e tra queste anche quella di Nostra Signora del Monte Carmelo, infatti, il quartiere di Mount Vernon soffrirà la chiusura di tre delle sue sei parrocchie. I fedeli saranno costretti a lasciare la Chiesa e parte della loro identità storica e culturale, amareggiati dalla decisione del Cardinale sono pronti a dare battaglia per difendere le loro devozioni e la loro autonomia.

nostrasignoramontecarmelonewyorkAntonietta Cusato, presidente del Comitato e responsabile della Parrocchia, ha chiarito: “l’arcidiocesi non ha motivi per chiudere la nostra chiesa. La decisione ha sicuramente motivi politici e razzisti. Non riceviamo fondi dall’arcidiocesi poiché siamo finanziariamente forti e autosufficienti, in più abbiamo una forte adesione, altre parrocchie sono sostenute dall’arcidiocesi e hanno una scarsa partecipazione eppure verranno autorizzate a restare aperte”. La fusione determinerà, secondo la signora Cusato, un allontanamento dalla fede, perché “i praticanti saranno demoralizzati, in altri casi addirittura le comunità di fedeli pur di non lasciare il proprio quartiere e l’identità hanno preferito abbracciare una religione diversa”. La responsabile ha poi proseguito annunciando diverse manifestazioni di protesta, sicuri che la forte comunità di cattolici italiani e latinos riuscirà a salvare il luogo di culto. Un fedele, irritato dalla notizia presa dall’Arcivescovo, ha dichiarato: “la nostra comunità ha costruito questa chiesa a mano, e noi la bruceremo piuttosto che vederla venduta dall’Arcidiocesi, questa chiesa appartiene a noi, al popolo, non all’arcidiocesi”.

Chiaro il timore, da parte dei fedeli, che dietro la chiusura delle Parrocchie ci sia il dissesto finanziario della diocesi, il Cardinale Dolan ha detto che l’arcidiocesi non può permettersi di continuare a sostenere le parrocchie finanziariamente in difficoltà e ha aggiunto che la chiusura è determinata anche dalla mancanza dei sacerdoti (affermazione non comprensibile se si tiene conto che l’arcidiocesi per 370 parrocchie può contare su oltre 1.700 sacerdoti). Tutto potrebbe far riferimento alla grave crisi che da alcuni anni avvilisce la Chiesa d’America, determinata dai numerosi casi di abusi sessuali su minori perpetrati da sacerdoti. Nel 2007 le diocesi U.S.A. sono state condannate a risarcire le vittime con migliaia di milioni di dollari (cifra in continuo aumento) e alcune di esse, messe in commissariamento, hanno dovuto dichiarare bancarotta come accaduto alla diocesi di Fairbanks in Alaska e all’arcidiocesi di Milwaukee. Il sistema giudiziario americano consente alle vittime di rivalersi sulle diocesi, in tal modo molti hanno preferito il risarcimento anziché far condannare penalmente i responsabili, l’arcidiocesi di Boston, tra le più grandi del mondo, per evitare la bancarotta ha dovuto vendere quasi tutte le proprietà immobiliari, compreso il palazzo vescovile con i suoi quattordici ettari di terreno, l’arcidiocesi di Los Angeles ha patteggiato risarcimenti per oltre 770 milioni di dollari, situazione sofferta anche per l’Arcidiocesi di Chicago e dalla diocesi di Trenton.

                                                                                                               G.R.