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Le Reliquie di Sant’Antonio di Padova

Trattare della Storia delle Reliquie del Santo significa anche motivare la ricorrenza liturgica delle Feste delle Reliquie, che i fedeli di Antonio commemorano il 15 febbraio di ogni anno. Quella che è comunemente conosciuta come Festa delle Reliquie, assume nominativi differenti, a Padova è ricordata come Festa della Lingua, in altre chiese invece è chiamata Festa delle Traslazioni. Questa Festa ricorda infatti le numerose traslazioni avvenute, nel corso dei secoli, all’interno della Basilica Patavina, e in particolare quella avvenuta il 14 febbraio del 1350. Alla Festa (che si svolge nei luoghi dove è conservata una reliquia insigne del Santo) è legata l’Indulgenza Plenaria.

Riportiamo di seguito le Traslazioni avvenute nei secoli:

Lingua di Sant’Antonio

Prima Traslazione: l’otto aprile del 1263, terminata la costruzione della Basilica di Padova, e in occasione del Capitolo Generale dei Frati, radunato a Padova, presieduto dal Ministro Generale San Bonaventura, si decise di trasferirvi le spoglie mortali del Santo (custodire fino a quel momento nella Chiesetta di Santa Maria Mater Domini). In quella occasione fu aperto il sarcofago e fu miracolosamente ritrovata intatta la lingua del Santo, questa era ancora rossa, fresca e vermiglia, come se appartenesse ad una persona deceduta da poco (erano invece trascorsi 32 anni). Il Venerabile Frate Bonaventura, stupito e commosso per il grande prodigio, prese tra le mani la lingua e alla presenza della folla disse: “O lingua Santa e Benedetta, che sempre benedicesti il Signore e lo facesti benedire anche dagli altri, ora appare chiaramente di quanto  gran merito avesti davanti a Dio!”, dopo averla baciata con devozione, ordinò che fosse solennemente collocata a parte, mentre il resto del corpo fu sigillato in una nuova cassa.

Seconda Traslazione: il 14 giugno del 1310, completata la cappella destinata a custodire le reliquie del Santo, si provvide a trasferirvi le spoglie.

Reliquiario Osso Mandibolare

Terza Traslazione: il 14 o 15 febbraio del 1350, il Cardinale Guido de Boulogne-sur-Mer, Legato Pontificio si recò a Padova per adempiere un voto, era infatti stato guarito dalla peste, e donò un prezioso reliquiario nel quale, lui stesso, procedette a sistemare l’osso mandibolare.

Quarta Traslazione-Ricognizione: il 6 gennaio del 1981, in occasione del 750° anniversario della morte del Santo, volendo precisare lo stato dei resti mortali, arrivarono a Padova due commissioni: una “religiosa-pontificia” e una “tecnico-scientifica” entrambe nominate dalla Santa Sede. Queste Commissioni aprirono il loculo (dopo aver rimosso una lastra di marmo verde) e si trovarono dinanzi una grande cassa di legno di abete, rivestita di quattro teli di lino e sopra cui vi erano due drappi dorati finemente ricamati. Nella grande cassa fu ritrovata una seconda cassa più piccola, sempre di legno di abete, tre scomparti disuguali e con il coperchio percorso in lunghezza da una cordicella con tre sigilli, la cassa conteneva tre involti di seta rossa anch’essi finemente ricamanti e con applicate preziose bordure, su ognuno dei tre involti vi era cucito e contrassegnato una scritta in pergamena che ne indicava il contenuto, ed erano: – lo scheletro (ad eccezione del mento, dell’avambraccio sinistro e di qualche parte minore); – gli altri resti, in gran parte in polvere; – la tonaca del Santo, di lana color cinerino. Gli scienziati, nel corso degli anni, hanno dedotto che il Santo era alto 1 metro e 70, aveva un corpo proporzionato, il viso allungato e stretto, gli occhi infossati e le mani lunghe e affusolate. In seguito, il Prof. Gino Fornaciari, Docente di Storia della Medicina e Paleopatologia all’Università di Pisa, studiando le ossa di Sant’Antonio ha affermato che: – soffriva di una grave anemia, e che è effettivamente probabile che non mangiasse mai carne; i tendini delle gambe erano molto sviluppati, questo confermerebbe che camminava molto; –  aveva alcuni segni sulle ginocchia, e ciò confermerebbe un’altra abitudine del Santo, quella di pregare molto tempo inginocchiato. Terminato il lavoro ricognitivo, dalla sera del 31 gennaio fino a domenica 1 marzo (29 giorni), i resti mortali di Sant’Antonio furono esposti alla venerazione dei fedeli, che accorsero numerosissimi (oltre 650.000 persone), successivamente il corpo fu posto in un’urna di cristallo e poi collocato in una cassa di rovere.

Ultima Traslazione-Ostensione: nel 2010 in occasione del restauro della Cappella dell’Arca, la cassa di rovere, contenente il corpo del nostro Santo, è stata trasferita in un’altra cappella della Basilica. Successivamente dal 15 al 20 febbraio 2010, la cassa è stata aperta ed i resti del corpo, conservati nella teca di cristallo, sono stati nuovamente esposti alla pubblica venerazione (quasi 200.000 fedeli).

Reliquie del Santo custodite in Italia:

Corpo di Sant’Antonio di Padova conservato nella teca di cristallo

Padova (Veneto): 1) non visibile: il Corpo del Santo2) visibile: la LINGUA, miracolo unico nella storia che dura da oltre 770 anni; – l’OSSO MANDIBOLARE, conservato in un reliquiario in argento dorato, con aureola e cristallo, dono del Cardinale Guido de Boulogne-sur-Mer; – le CARTILAGINI LARINGEE, dopo la ricognizione del 1981, sono state poste in un reliquiario e collocate vicino al Reliquiario della Lingua;  – il DITO, Pezzi di COSTE e altre reliquie conservate in reliquiari destinati alla peregrinazione; – Tonaca, casse di legno, sigilli e tutti gli oggetti ritrovati nella cassa che conteneva il  corpo.

Busto con la Reliquia del Santo conservato presso la Basilica di Afragola

Afragola (Campania): – un pezzo di MASSA MUSCOLARE TORACICA di circa 6 cm, donata dai Frati Minori Conventuali di Padova, entra solennemente nella Basilica di Afragola il 19 febbraio del 1995. Altre reliquie conservate in questo luogo non sono certificate o furono rubate.

Bisaccia (Campania): – un frammento di MUSCOLO, donato dai Frati di Padova il 10 giugno del 2001.

Rieti (Lazio): – LOBO d’ORECCHIO; -  pezzetto di GOLA.

Spoleto (Umbria): – reliquia EX MASSA CORPORIS; - frammento di CUTE donato nel 1998, che più facilmente può essere portato in processione.

Venezia (Veneto): – ULNA dell’AVAMBRACCIO SINISTRO,  conservato presso l’altare, della Basilica della Madonna della Salute, che il Senato Veneziano decreto di erigere in onore del Santo nel 1652.

Zugliano (Veneto): frammento OSSEO del 1656.

Invitiamo i fedeli a contattarci se conoscono altri Santuari o Chiese che conservano Reliquie del corpo del nostro Santo.

Di seguito riportiamo una sintesi delle Ossa del Corpo Umano:

Ossa del Corpo Umano: Lo scheletro dell’uomo è costituito in media da 203 ossa. Nella maggior parte degli individui gli elementi ossei possono subire delle piccole variazioni, la più comune è rappresentata dalla diminuzione del numero delle ossa, nell’adulto infatti è frequente che alcune ossa siano unite fra loro da processi di sinostosi (unione che si verifica costantemente fra le ultime tre vertebre coccigeee, e negli uomini tra la prima vertebra coccigea e l’osso sacro), altre volte invece le ossa possono essere in soprannumero, caso dovuto ad abbozzi ossei di nuclei di ossificazione in eccesso o alla presenza di ossa in sede anomala. Occorre fare una classificazione fra ossa lunghe (femore e omero), ossa brevi (vertebre e ossa del carpo), e ossa piatte (scapola e ossa della teca cranica).

- Le più complicate da descrivere sono le ossa dello scheletro della testa, detto Cranio, perché la loro forma è spesso strana e complessa, è costituito da 22 ossa, di cui 8 per il cranio (es. osso “occipitale, sfenoide, frontale”, tutti impari, e “temporale, parietale” pari) e 14 per la faccia (es. osso “mascellare, palatino, zigomatico, mandibola, ossicini dell’udito, ioide)

- La parte scheletrica del tronco si compone di 33 vertebre, 12 paia di coste e lo sterno. Le vertebre sonno segmenti ossei, articolati l’uno sull’altro e dotati di reciproca mobilità, nell’insieme formano la colonna vertebrale, quelle libere sono riunite in tre gruppi, le vertebre cervicali, in numero di sette, le vertebre toraciche in numero di dodici, e le vertebre lombari in numero di cinque, quelle spurie, sono unite è formano ossa più grandi quali il sacro e il coccige. Le coste sono ossa piatte che costituiscono lo scheletro delle pareti della gabbia toracica, le prime sette si articolano con lo sterno, tramite la cartilagine costale, altre tre sono collegate allo sterno tramite l’interposizione della cartilagine dell’ultima costa sternale, e le ultime due mancano di cartilagine e sono libere dallo sterno e per questo chiamate fluttuanti. Lo sterno è un osso piatto, disposto i posizione frontale e completa anteriormente lo scheletro che costituisce la gabbia toracica, è composto di tre parti, quella superiore detta manubrio, quella media, detta corpo, e quella inferiore detto processo tifoideo.

- Lo scheletro della spalla è costituito da due ossa: la scapola (unita alle vertebre tramite fasci muscolari) e la clavicola (che si appoggia allo sterno).

- Osso del braccio è l’Omero, osso lungo che costituisce l’intero scheletro del braccio. – Ossa dell’Avambraccio sono due: il radio: osso laterale dell’avambraccio, costituito da un corpo di forma prismatica triangolare e da due estremità una superiore formata dal capitello (breve segmento di cilindro con asse disposto parallelamente alla lunghezza dell’osso) e inferiore (forma piramidale, presenta la faccetta articolare per l’ulna) e l’ulna: osso mediale dello scheletro dell’avambraccio, ha la forma di un irregolare cilindro , incurvato leggermente a concavità laterale, l’estremità superiore si articola con la troclea omerale, l’estremità inferiore continua in una formazione cilindrica denominata capitello ulnare e termina con un piccolo prolungamento detto processo stiloideo dell’ulna.

- Lo scheletro della mano è costituito da due gruppi, il carpo: otto ossa articolate tra loro e disposte su due file distinte (navicolare, semilunare, piramidale, piriforme) (trapezio, trapezoide, capitato, uncinato), e il metacarpo: considerate ossa lunghe e sono cinque, ci sono poi le Ossa delle dita (le falangi) in numero di tre per ogni dito, e ad eccezione del primo, il pollice, che ne ha solo due.

- L’osso dell’anca, che articolandosi con il sacro e con l’osso dell’anca controlaterale forma quello che è denominato Bacino. L’osso dell’anca in realtà e costituito da tre parti (ileo, ischio e pube) che si sviluppano e ossificano in modo separato e solo in un secondo momento si fondono.

- Osso della Coscia, è il Femore, osso più lungo dell’organismo, costituisce da solo l’intero scheletro della Coscia, ha una forma grossolanamente prismatica, a sezione triangolare. – Ossa della Gamba sono la tibia: Osso più robusto dello scheletro della gamba, è posto anteriormente al perone, ed ha forma di prisma a tre facce, l’estremità superiore della Tibia si articola con quella inferiore del femore, formando il ginocchio; il Perone: osso lungo quanto la tibia, ma più sottile; e la Patella o rotula: osso che ha la sua articolazione con le altre ossa attraverso un apparato fibroso (tendine del quadricipite femorale) ed è un osso di piccole dimensioni.

- Ossa del piede sono suddivise in quelle denominate tarso: sette ossa, disposte su tre file (talo-calcagno, navicolare, ossa cuneiformi-cuboide); metatarso: cinque ossa lunghe numerate dall’interno verso l’alto; ci sono poi le ossa delle dita del piede, costituito da tre segmenti ossei per tutte le dita ad eccezione del primo, che ne ha solo due.

G.R.