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Serva di Dio Maria Giovannina Daniele

La vita della Serva di Dio è tratta dal testo, a lei dedicato, scritto da Padre Massimiliano Noviello:  Maria Giovannina Daniele – Una donna che prega “Non so stare senza il mio Gesù”, del 2014, editrice Velar.

Serva di Dio Maria Giovannina Daniele vestita da munaciellaMaria Giovannina Daniele, figlia di Biagio e Teresa Ferrara, nasce a Cardito (Na) il 6 dicembre del 1936. Prima femmina dopo Raffaele, Biagio e Antonio sarà seguita da tre sorelle: Carmela, Nunzia e Assunta. La gioia provocata dalla sua nascita, la madre desiderava fortemente una femmina, è ben presto segnata da un episodio doloroso. Quando aveva appena diciotto mesi cade dal tavolo riportando la frattura della spina dorsale e della spalla, questo incidente lascerà sul suo corpo il segno indelebile della sofferenza. Passa i primi otto anni della sua vita negli ospedali. La grave frattura costringe la piccola ad indossare un busto di gesso, sostituito, poi, da uno di acciaio che sarà costretta a portare per ben venticinque anni e che deformerà, irrimediabilmente, i tratti del fisico alterandone l’armonia. Fu in quel particolare momento di sofferenza che mamma Teresa decide di rivolgersi all’intercessione di Sant’Antonio implorando: “non mi importa come rimane, la voglio così come me la dai!”. Mamma Teresa decisa ad ottenere quel miracolo fa un voto, promette che, se Giovannina tornerà a casa, la farà girare, vestita col il saio dei “munacielli del Santo”, tra le persone del paese per una raccolta di soldi da devolvere ai bisognosi. Quando finalmente, all’età di nove anni, i medici decidono di sostituire il busto di gesso con quello di acciaio, Giovannina torna a casa, Teresa rispetta la sua promessa e, dopo aver raccolto i soldi, si reca al Santuario di Sant’Antonio ad Afragola insieme alla piccola, e come segno di riconoscenza e gratitudine, per la grazia ricevuta, percorre in ginocchio il tragitto dalle scale fino all’altare. Il 29 giugno del 1947 riceve, presso la Parrocchia di San Biagio del suo paese, il Sacramento della prima Comunione e quello della Confermazione. Durante l’adoloscenza frequenta le Figlie della carità di Cardito e il convento dei Carmelitani di Campiglione a Caivano. Le sofferenze e le umiliazioni provocate dalle persone che la evitano, perché infastidite dalla sua menomazione, non modificano il suo carattere, sarà vista sempre serena e gioiosa, ironica e sempre pronta a strappare e donare un sorriso a chi le è accanto. Una notte fa un sogno che lei racconta in questo modo: “Una notte sognai Gesù, era così bello da non poterlo dimenticare! Mi prese per mano e mi portò su un monte, forse era il monte dove ci fu la trasfigurazione con i suoi apostoli; parlammo e gli domandai: Gesù dovrò andare in qualche Convento?, non mi rispose e scrisse qualcosa su un pezzetto di carta, la sua grafia era così fine e bella, avrei voluto leggere ma era scritto in lingua ebraica; poi mi disse: Fai questo e starai bene. Mi svegliai ed ero felice del sogno, sentivo ancora il calore della sua mano che teneva la mia mentre camminavamo e parlavamo”.

MariaGiovanninaDanieleLa candidata agli altari si è dedicata interamente alla preghiera. Padre Massimiliano Noviello, nel testo che le ha dedicato, ricorda che le venne donato un pappagallino e che l’animale ascoltando Maria Giovannina recitare ripetutamente il Santo Rosario, dopo poco, era riuscito ad impararlo e a ripeterlo, provocando lo stupore dei presenti. La Serva di Dio parla con le piante come fa con gli animali, si rivolge a tutte le creature come se fossero dotate della stessa sensibilità. Crede fortemente nel rispetto e nella cura dell’ambiente. Allo stesso modo ama la musica, impara a suonare la fisarmonica del fratello Raffaele e strimpella la chitarra e la pianola, la prima melodia che impara a suonare con la fisarmonica è l’Ave Maria e, così, nelle sere d’estate la musica vibra nei violetti di Cardito. Quando sua sorella Nunzia si sposa è Maria Giovannina ad occuparsi dell’intera organizzazione, sceglie i canti per il rito e organizza l’offertorio. Nel tempo costruisce un intenso rapporto d’amicizia con Graziella Marino che conosce grazie ai gruppi di preghiera che si organizzano presso la sua casa. La prima settimana di agosto si reca a Caivano dove si tiene la festa del Volto Santo, e fin dall’adolescenza è abituata ad andare in pellegrinaggio a Bari per i festeggiamenti che si tengono, la prima settimana di maggio, in onore di San Nicola. Le amicizie di Maria Giovanna sono trasversali, uomini, donne, giovani e bambini, tutti sono affascinati da lei e contagiati dal suo carisma che non lascia indifferente.  A casa ospita sacerdoti e reliquie di Santi in peregrinatio e trasforma quel luogo in un piccolo santuario domestico, nel corso degli anni stringe amicizia e conosce diversi ministri, tra questi vanno citati: il passionista padre Antonio Rungi, don Giovanni Falco, don Domenico Trappolieri, don Ferdinando Angelino, don Antonio Iazzetta dottore in Teologia Dogmatica, i cappuccini padre Serafino Migliore e padre Leonardo Izzo, e il Vescovo di Aversa, Mons. Mario Milano, che l’8 febbraio del 2002, durante una visita pastorale, si reca da lei, e, dopo aver pregato insieme, le dona una corona del Rosario. L’8 dicembre del 1965 mamma Teresa la lascia, Maria Giovanna vive un periodo difficile, perde l’unica sua difesa, si chiude in sé stessa e non esce da casa. I sentimenti, provati in quei momenti, li riassume con questa frase scritta sul suo diario: “Sono e mi sento come un pulcino … il piccolo pulcino, sicuro della protezione dell’amore materno, restò nel suo guscio ed era felice e contento finché Mamma chioccia poté restare, poi lei andò via e quel pulcino sbandato e spaventato cerca ancora ora la voce e l’amore della sua mamma”.

La casa della Serva di Dio diventa, con gli anni, un luogo di incontro e di preghiera, la sera molte persone si radunano da lei, spinte dalla necessità di pregare insieme. Giovannina capisce che è questa la sua missione: occuparsi degli altri. Con Madre Vincenzina organizza raduni di preghiera a Capua, da ogni parte, in auto o in pullman, raggiungono quel luogo. Attenta alle necessità dei fratelli ha sempre pronte delle buste con beni di prima necessità che offre a chi è nel bisogno. In casa arrivano donne in attesa, madri disperate e giovani sfiduciati, tutti ricevono santi consigli. Donna di preghiera e di carità, nella semplicità della sua vita, Maria Giovannina riesce ad aiutare chiunque incontra, tra i diversi episodi narrati da Padre Massimiliano ci piace proporvi due: – una sera, mentre esce dalla Chiesa di San Biagio, incappa in due ragazzini che vogliono rapinarla, lei dice di non avere niente, ha con sé solo una corona del rosario, i due scappano, la sera successiva si presentano fuori la chiesa e le chiedono perdono, Giovannina li invita ad entrare in chiesa per pregare e chiedere perdono alla madonna, non a lei; – una giovane donna si reca da Giovannina portando con sé sua figlia, una bambina affetta da una grave malattia che non le permette di parlare né di camminare. Vedendo questa bambina, si avvicina e le da un bacio sulla fronte. In quel momento la bambina si rivolge alla madre e per la prima volta pronuncia la parola “Mamma”.

Ad aprile del 2003 nel suo diario annota: “Me ne andrò il Venerdì Santo, giorno della morte di Gesù Cristo, giorno di lutto per la Chiesa Cattolica e giorno in cui non suonano le campane“. Quel venerdì Santo, 18 aprile del 2003, si ricongiungerà a Dio Padre. La sua morte non è causata da problemi di salute, si spegne in serenità, fino al giorno prima aveva incontrato le persone che, numerose, si recavano da lei sopratutto nel periodo di Quaresima. Quella notte Giovannina non dorme serena, sembra attendere qualcosa, alle 6 del mattino arriva una telefonata da Roma, una donna di sua conoscenza era ricoverata per degli accertamenti, Giovannina guarda sua sorella e dopo poco istanti spira serenamente, la sua missione sulla terra è compiuta. Il 19 aprile si tengono, in maniera solenne, i suoi funerali nella Chiesa di San Biagio, il corteo funebre raggiunge il cimitero accompagnato dal suo canto mariano preferito: “Ave Mamma tutta bella” e dal lancio di petali e confetti bianchi, anche Nunzia, a casa, prepara un cestino con dei confetti da offrire alle persone che le porgono le condoglianze, quei confetti rappresentano il simbolo delle nozze di Maria Giovannina con il Signore. Il corpo della Serva di Dio riposa nel cimitero di Cardito.

Per maggiori informazioni sulla Serva di Dio vi consigliamo di acquistare il testo scritto da Padre Massimiliano Noviello (Postulatore delle cause dei Santi dei Frati Minori Cappuccini di Napoli) e che troverete in tutti i negozi di articoli religiosi al prezzo di 4 euro. Qualora riceveste grazie o guarigioni per intercessione della Serva di Dio contattate la postulazione dei Frati Minori Cappuccini di Napoli.

                                                         G.R.